La razza dei Cani di San Bernardo

La razza del cane di San Bernardo e le sue peculiarità

Le origini del San Bernardo

L'ipotesi più accreditata sull'origine sel San Bernardo è quella ad opera di Keller, Kramer e Heim e farebbe risalire il cane al molosso pesante, di stirpe assiro-babilonese.

I Romani usarono i molossi nelle arene, ma l'impiego prevalente fu quello bellico.
I mastini di tipo leggero precedevano le fanterie nell'attacco, mentre i mastini pesanti rendevano inespugnabili i capisaldi appena conquistati. L'impiego in unità militari si protrasse fino al Medioevo.

Quando Giulio Cesare diede inizio alle campagne di conquista delle Gallie (50 a.C.), portò con sé i molossi leggeri che si diffusero nelle valli svizzere originando i Grandi Bovari svizzeri.
A causa dell'isolamento del territorio alpino, questi cani si conservarono sia tipologicamente che geneticamente intatti per secoli: giungeranno a noi prima come Mastini delle Alpi (o Mastini Alpini), quindi come Cani di San Bernardo, nome attribuito loro nel corso del XIX secolo.

S. Bernardo impiegati per trasportare cibo
Prima di essere cani da soccorso i S. Bernardo furono impiegati per trasportare cibo.

Bernardo da Mentone

Il nobile Bernardo da Mentone, futuro santo che in realtà sarebbe nato ad Aosta intorno al 1020, fondò l'Ospizio del Gran San Bernardo (verso il 1049) con l'intento di aiutare i viandanti delle montagne.
Ma nel tempo il Gran San Bernardo divenne punto di riferimento anche per i briganti che però ridussero le loro scorribande.
Dei mastini pesanti, infatti, vennero probabilmente utilizzati per difendersi dai banditi e dalle fiere, mentre in seguito vennero finalmente impiegati per il salvataggio.

Prima di essere addestrati come cani da soccorso montano, i San Bernardi furono impiegati anche per trasportare cibo: le loro dimensioni e la mansuetudine ne facevano delle ottime bestie da soma.

Barry il Grande
Barry il Grande in una raffigurazione.

Il mito di Barry il Grande

I Cani di San Bernardo erano conosciuti come cani di Barry, corruzione del tedesco Bären, orsi. Uno dei primi salvatori di vite umane era noto come Barry il Grande: salvò quaranta persone tra il 1800 e il 1812.
L'opera di soccorso dei cani di San Bernardo conobbe il massimo splendore proprio grazie alla presenza del celeberrimo Barry, ma purtroppo venne gravemente ferito durante il quarantunesimo salvataggio, scambiato per un lupo dalla persona alla quale stava prestando soccorso e morì nel 1814.

Barry venne imbalsamato e adesso la sua figura campeggia presso il Museo di storia naturale di Berna.
Ancora oggi, in suo onore, il maschio più bello di ogni cucciolata all'Ospizio del San Bernardo prende il suo nome. L'aspetto del Gigante delle Alpi e la sua fama di cane da soccorso, ebbero sul pubblico un effetto straordinario e contribuì allo sviluppo dell'allevamento in tutta l'Europa.

Quel barilotto accessorio mai usato

I Cani di San Bernardo in realtà, non hanno mai portato al collo barilotti di brandy, darne da bere ad una persona in ipotermia sarebbe un errore enorme: il barilotto di brandy fu l'idea di Edwin Landseer, pittore che nel 1831 dipinse una scena intitolata Alpine Mastiffs Reanimating a Distressed Traveller (mastini delle Alpi che rianimano un viaggiatore in difficoltà) in cui compaiono due Cani di San Bernardo, uno dei quali porta al collo un barilotto di brandy.
Da allora l'associazione rimase nell'immaginario collettivo.

Si calcola che i Cani di San Bernardo abbiano operato oltre 2500 salvataggi dall'Ottocento in poi, seppure nessuno negli ultimi cinquant'anni.
Oggi i canonici del Gran San Bernardo sono appena 45, il loro numero si è dimezzato negli ultimi 40 anni: sono posti in nove comunità, sette in Svizzera, una in Italia ed una a Taiwan.